In uno
studio, il 90% delle donne gravide assumeva preparazioni, prescritte o
da banco, appartenenti a 48 classi di farmaci. Quelli più frequentemente
assunti includono gli antiemetici, gli antiacidi, gli antiistaminici,
gli analgesici, gli antimicrobici, i tranquillanti, gli ipnotici, i
diuretici, i farmaci sociali e le sostanze illecite (v. anche
Cap. 250).
Tuttavia, i farmaci sono responsabili solo del 2-3% di tutte le
malformazioni congenite; la maggior parte è dovuta a cause genetiche,
ambientali o sconosciute.
L'uso di farmaci durante la gravidanza è complicato
dalla dinamica delle variazioni biochimiche della madre e del feto. I
farmaci passano dalla madre al feto seguendo la stessa strada che
assicura al feto le sostanze per il nutrimento e lo sviluppo e che
permette la rimozione dei prodotti catabolici del feto. Lo scambio si
verifica principalmente a livello della placenta, dove i villi che
contengono i capillari fetali protrudono nei seni (spazi intervillosi).
Il sangue arterioso materno giunge in questi spazi e poi drena nelle
vene uterine per ritornare nella circolazione sistemica materna (v.
Cap. 248).
Il sangue materno e quello fetale non si mescolano. I soluti del sangue
materno devono attraversare le cellule epiteliali e il tessuto
connettivo dei villi e l'endotelio dei capillari fetali; da qui vengono
poi trasportati al feto attraverso le vene placentari, che, a loro
volta, convergono nella vena ombelicale.
I farmaci somministrati in gravidanza possono nuocere
al feto producendo un effetto letale, tossico o teratogeno
sull'embrione o sul feto; causando una vasocostrizione dei vasi
placentari e influenzando così lo scambio di gas e di elementi nutritivi
tra il feto e la madre; causando un grave ipertono uterino che provoca
danni fetali da anossia o, indirettamente, alterando l'equilibrio
biochimico della madre.
L'effetto di un farmaco sul feto è determinato in
gran parte dall'età del feto, dalla potenza e dal dosaggio del farmaco.
Le sostanze somministrate prima del 20o giorno dal
concepimento possono agire secondo la legge del tutto o nulla, cioè o
provocando la morte dell'embrione o non danneggiandolo affatto. La
teratogenesi è improbabile durante questa fase. Il periodo
dell'organogenesi (tra la 3a e l'8a sett.) è
critico per gli effetti teratogeni. In questa fase, i farmaci che
raggiungono l'embrione possono non determinare effetti rilevabili,
possono provocare l'aborto, un importante difetto anatomico subletale
(vero effetto teratogenico) o un difetto permanente di natura metabolica
o funzionale che si può evidenziare in un'epoca successiva (embriopatia
latente). I farmaci somministrati dopo la fase dell'organogenesi (cioè
nel secondo e terzo trimestre) difficilmente hanno un effetto
teratogeno, ma possono alterare lo sviluppo e le funzioni degli organi e
dei tessuti fetali normalmente formati.
Le modalità di diffusione dei farmaci attraverso la
placenta sono simili a quelle con cui diffondono attraverso altre
barriere epiteliali (v.
Assorbimento nel Cap. 298).
Dopo che un farmaco è stato somministrato a una donna gravida, la sua
concentrazione plasmatica è maggiore nella vena ombelicale che
nell'arteria ombelicale. L'equilibrio tra il circolo materno e i tessuti
fetali si raggiunge dopo almeno 40 minuti. Nell'ora prima del parto, i
farmaci che passano attraverso la placenta (p. es., gli anestetici
locali e i narcotici, che sono comunemente usati durante il travaglio)
devono essere somministrati con cautela per evitare una tossicità nel
neonato, perché dopo che il cordone è stato tagliato, il neonato (i cui
processi metabolici ed escretori sono ancora immaturi) elimina i farmaci
trasferiti molto più lentamente, attraverso il metabolismo epatico o
l'escrezione urinaria.
La FDA classifica i farmaci in 5 categorie di sicurezza per l'uso in gravidanza (v.
Tab. 249-1).
Queste categorie sono universalmente accettate e sono spesso utili per
determinare il rapporto rischio/beneficio quando si prescrivono dei
farmaci in gravidanza.
Le classi dei farmaci o dei farmaci specifici possono avere degli effetti avversi sul feto.
Farmaci antineoplastici: poiché i tessuti
embrionali sono caratterizzati da una crescita rapida e da un elevato
turnover del DNA, essi somigliano ai tessuti neoplastici e sono, quindi,
molto vulnerabili ai farmaci antineoplastici. L'aminopterina è stato il
primo farmaco di cui sia stata dimostrata la teratogenicità nell'uomo.
Molti antimetaboliti e agenti alchilanti (compreso il metotrexato, la
6-mercaptopurina, la ciclofosfamide, il clorambucile e il busulfano),
possono provocare anomalie fetali come il ritardo di accrescimento
intrauterino, l'ipoplasia mandibolare, la palatoschisi, la disostosi
cranica, i difetti a carico dell'orecchio e il piede torto. La
colchicina, la vinblastina, la vincristina e l'actinomicina D sono
teratogene negli animali, ma non è stato dimostrato che lo siano anche
nell'uomo. La colchicina aumenta il numero dei cromosomi anomali nelle
colture di linfociti, sollevando il sospetto che possa aumentare il
rischio di sviluppare una sindrome di Down nella prole.
Retinoidi sintetici: l'isotretinoide assunto
precocemente nella gravidanza ha causato dei difetti alla nascita e
aborti spontanei. Le anomalie più significative includono i difetti
cardiaci, la microotia (orecchie piccole) e l'idrocefalia. Il rischio di
anomalie è valutato essere del 25%. Un altro 25% dei bambini esposti in
utero ha un ritardo mentale isolato. L'etretinato è teratogeno negli
animali e nell'uomo. Dopo la somministrazione orale, viene accumulato
nel tessuto adiposo sottocutaneo e quindi rilasciato lentamente; il suo
metabolita, l'etetrina, produce degli effetti teratogeni fino a 2 anni
dopo la sospensione della terapia.
Ormoni sessuali: gli androgeni e i
progestinici sintetici, somministrati durante le prime 12 sett. di
gestazione, possono provocare la mascolinizzazione dei genitali esterni
nei feti di sesso femminile. Raramente, un adenocarcinoma a cellule
chiare della vagina si sviluppa in adolescenti le cui madri avevano
fatto uso, durante la gravidanza, di dietilstilbestrolo (DES), un
estrogeno sintetico non steroideo. L'effetto dell'esposizione al DES
rappresenta la prima implicazione della carcinogenesi per via
transplacentare nell'uomo. Nelle donne esposte in utero al DES, sono
state osservate le seguenti alterazioni: anormalità del muco cervicale
preovulatorio, cavità uterina a forma di T, disfunzioni mestruali,
aborto spontaneo, incompetenza cervicale e aumentata incidenza di
gravidanze ectopiche e parto pre-termine. La mortalità perinatale può
essere aumentata nei loro bambini. Nei maschi esposti al DES sono state
invece osservate la stenosi del meato uretrale e l'ipospadia.
Anticonvulsivanti: la palatoschisi; le
anomalie cardiache, craniofacciali o viscerali; l'ipoplasia delle unghie
e delle dita e il ritardo mentale sono stati più frequentemente
osservati nei bambini di donne epilettiche che assumono
anticonvulsivanti. I fattori di rischio per la teratogenesi in queste
donne possono includere la frequenza e la gravità degli attacchi
epilettici, l'uso di un'elevata dose giornaliera di anticonvulsivanti e
l'uso contemporaneo di più di tre anticonvulsivanti. Il trimetadione è
molto teratogeno ed è quasi sempre controindicato. L'associazione,
precedentemente presunta, della sindrome fetale da idantoina
(anomalie craniofacciali, deficit di crescita, ritardo mentale difetti
degli arti) con la fenitoina è stata messa in discussione perché degli
studi mostrano difetti simili nei bambini di madri epilettiche non
trattate. Tuttavia, la maggior parte degli esperti concorda sul fatto
che il rischio è evidente quando la fenitoina viene usata precocemente
in gravidanza. Il fenobarbitale e la carbamazepina sono stati
considerati teratogeni, in quanto causano un quadro dismorfico di
anomalie minori simili a quelle associate con l'uso della fenitoina.
Durante il primo giorno di vita, i neonati esposti in utero alla
fenitoina, alla carbamazepina o al fenobarbitale hanno un aumentato
rischio di sanguinamento dovuto al deficit di vitamina K indotto dai
farmaci. Questa complicanza può essere prevenuta con la somministrazione
giornaliera di vitamina K alla donna gravida, PO, 1 mese prima del
parto o IM al neonato dopo la nascita. Tuttavia, poiché si possono
verificare delle complicanze dovute alle convulsioni frequenti durante
la gravidanza, la donna gravida affetta da epilessia deve essere
trattata con fenitoina, carbamazepina o fenobarbitale, usando la più
bassa dose efficace e controllandola strettamente. Assunto durante la
gravidanza, il fenobarbitale può ridurre l'ittero fisiologico del
neonato, forse a causa dell'induzione degli enzimi di coniugazione nel
fegato neonatale.
Vaccini: i vaccini con virus vivi devono
essere evitati nelle donne che sono, o si pensa, siano gravide. La
somministrazione del vaccino per la rosolia può causare un'infezione
placentare e fetale. Le vaccinazioni per il colera, l'epatite A e B, il
morbillo, la parotite, l'influenza, la peste, la poliomielite, la
rabbia, il tetano-difterite, il tifo, la varicella e la febbre gialla
possono essere effettuate in gravidanza, se esiste un ragionevole
rischio di infezione.
Farmaci per la tiroide: lo iodio radioattivo (131I),
somministrato per trattare una patologia tiroidea, può attraversare la
placenta e distruggere la tiroide fetale o provocare un ipotiroidismo
grave. Anche la triiodotironina, il propiltiouracile e il metimazolo
attraversano la placenta e possono causare un gozzo fetale. La soluzione
saturata di ioduro di potassio, spesso usata per prevenire il rilascio
di ormone tiroideo dalla ghiandola tiroide, quando l'ipertiroidismo è
clinicamente grave, deve essere utilizzata con grande cautela. È stato
visto che attraversa la placenta e causa un grosso gozzo nel feto, che
determina un'ostruzione respiratoria nel neonato. Il metimazolo può
causare dei difetti dello scalpo (aplasia della cute) nei neonati.
Pertanto, il farmaco di scelta nel trattamento dell'ipertiroidismo in
gravidanza è il propiltiouracile.
Narcotici e analgesici (v. anche
Dipendenza da oppioidi nel Cap. 195):
i narcotici e i salicilati attraversano la placenta e raggiungono
livelli significativi nel feto. I bambini nati da madri con dipendenza
da narcotici possono avere dei sintomi da privazione da 6 h a 8 gg dopo
la nascita. I salicilati competono con la bilirubina per i siti di
legame dell'albumina e possono provocare nel feto un ittero nucleare.
L'aspirina in dosi massive può ritardare l'inizio del travaglio e
causare la chiusura prematura del dotto arterioso fetale, una diatesi
emorragica della madre durante o dopo il parto o un sanguinamento nel
neonato.
Antipsicotici (neurolettici) e ansiolitici: le
fenotiazine sono state impiegate in gravidanza come antiemetici e come
farmaci psicoattivi. Attraversano agevolmente la placenta e, come gruppo
di farmaci, sembra pongano un rischio insignificante per il feto.
Il diazepam è l'ansiolitico più frequentemente
somministrato. Anche se molti studi epidemiologici hanno osservato
un'aumentata incidenza di anomalie con il suo uso, la maggior parte
degli studi ha concluso che questa associazione non esiste. Quando il
diazepam è somministrato alla fine della gravidanza sono stati osservati
nei neonati depressione, irritabilità, tremori e iperreflessia. Studi
sull'esposizione del feto al meprobamato e al clordiazepossido, non
mostrano alcuna prova di un'aumentata incidenza di malformazioni o di
morte fetale. Test di sviluppo intellettivo e motorio eseguiti su questi
bambini a 8 mesi di età e test di intelligenza eseguiti all'età di
4 anni, non hanno mostrato evidenza di un danno cerebrale.
Altri farmaci psicoattivi: non ci sono dati
conclusivi sull'associazione tra l'uso degli antidepressivi triciclici e
le malformazioni congenite. Vi sono osservazioni isolate secondo le
quali i bambini nati da madri che hanno ricevuto dei triciclici poco
prima del parto, possono avere tachicardia, insufficienza respiratoria e
ritenzione urinaria. Anche il carbonato di litio, somministrato nel 1o
trimestre, è stato associato a malformazioni congenite fino al 19% dei
feti. Le più comuni erano le malformazioni cardiovascolari, compresa
l'anomalia di Ebstein. Sono stati riportati anche gli effetti perinatali
del litio; essi includono la letargia, l'ipotonia, le difficoltà di
alimentazione, l'ipotiroidismo, il gozzo e il diabete insipido nefrogeno
nel neonato.
Antibatterici: le tetracicline attraversano la
placenta, si concentrano e si depositano nell'osso e nei denti fetali,
dove si combinano con il calcio; il periodo a rischio va dalla metà alla
fine della gravidanza. Nei bambini esposti alle tetracicline in utero, i
denti possono essere perennemente gialli e meno resistenti alle carie,
si può verificare un'ipoplasia dello smalto e la crescita delle ossa può
essere ritardata. Poiché sono disponibili diversi farmaci alternativi
più sicuri, le tetracicline andrebbero evitate in gravidanza.
La streptomicina, la gentamicina, la kanamicina e gli
altri farmaci ototossici devono essere evitati in gravidanza, perché
attraversano la placenta e possono danneggiare il labirinto del feto.
Tuttavia, i vantaggi nel trattare le malattie potenzialmente letali
dovute a organismi penicillino o cefalosporino-resistenti, possono
essere maggiori dei rischi. Il cloramfenicolo, anche se somministrato ad
alte dosi alla madre, non è dannoso per il feto; il neonato, tuttavia,
non è in grado di metabolizzare adeguatamente il cloramfenicolo e gli
elevati livelli ematici che ne risultano possono provocare un collasso
cardiocircolatorio (sindrome del bambino grigio). Le penicilline sembrano essere sicure.
I sulfamidici ad azione prolungata attraversano la
placenta; poiché hanno una grande affinità di legame per le proteine,
possono spostare la bilirubina dai suoi siti di legame. Se i sulfamidici
sono somministrati prima della 34a sett., la placenta
elimina efficacemente la bilirubina, riducendo al minimo i rischi per il
feto. Quando sono somministrati in prossimità del parto, il neonato può
avere un ittero grave e, se non trattato, un ittero nucleare. La
sulfasalazina rappresenta un'eccezione, in quanto il suo metabolita
attivo nel feto, la sulfapiridina, ha una capacità molto debole di
spostare la bilirubina e presenta perciò dei rischi minimi per il feto.
Le cefalosporine sono spesso prese in considerazione
durante la gravidanza, ma poiché gli studi nell'uomo non sono riusciti a
escludere la possibilità di un danno, le cefalosporine devono essere
usate solo se chiaramente necessarie.
L'uso degli antibiotici chinolonici durante la
gravidanza è stato recentemente messo in discussione a causa degli studi
che mostrano come la ciprofloxacina e la norfloxacina abbiano
un'elevata affinità per l'osso e la cartilagine, causando potenzialmente
un'artralgia nei bambini esposti. Tuttavia, uno studio recente sui
lattanti esposti in utero agli antibiotici chinolonici non ha rilevato
malformazioni o difetti muscolo-scheletrici associati.
Anticoagulanti: le cumarine possono attraversare la placenta e arrivare al feto, che è molto sensibile alla loro azione. La sindrome fetale da warfarin si può verificare fino nel 25% dei feti esposti alla warfarina durante il 1o
trimestre; le anomalie includono l'ipoplasia del naso, la granulia
miliariforme delle ossa (evidenziabile alle radiografie), l'atrofia
ottica bilaterale e i vari gradi di ritardo mentale. L'esposizione alla
warfarin durante il 2o o il 3o trimestre è stata
correlata all'atrofia ottica, alle cataratte, al ritardo mentale, alla
microcefalia e alla microftalmia. Si possono inoltre verificare delle
emorragie fetali e materne. L'eparina, una grande molecola a
elevata carica con un passaggio transplacentare minimo, è
l'anticoagulante di scelta durante la gravidanza. Tuttavia, il
prolungato ( 6 mesi) uso in gravidanza può causare, nella madre,
osteoporosi o trombocitopenia. Per le pazienti che non sono gravide,
l'eparina a basso peso molecolare rappresenta un'alternativa più sicura.
Tuttavia, la sua efficacia come anticoagulante durante la gravidanza
non è dimostrata, anche se è stato riportato che non è dannosa per il
feto perché il passaggio attraverso la placenta è minimo o nullo.
Farmaci cardiovascolari: i glicosidi
digitalici attraversano la placenta, ma i neonati (e i bambini) sono
relativamente resistenti alla loro tossicità. Solo l'1% di una dose di
digitossina iniettata alla madre, compare nel feto sotto forma di
digitossina immodificata e il 3% compare sotto forma dei suoi
metaboliti, ma si possono osservare delle concentrazioni maggiori di
digitossina, soprattutto durante il primo trimestre. I neonati di madri
che fanno uso di digitossina, presentano una concentrazione plasmatica
paragonabile a quella della madre, senza segni di effetti dannosi.
Anche i farmaci antiipertensivi, comunemente assunti
dalle madri con disturbi ipertensivi della gravidanza, attraversano la
placenta e possono danneggiare il neonato. I bloccanti gangliari possono
dare effetti autonomici come l'ipotensione e l'ileo paralitico. Il
propranololo attraversa la placenta e può causare bradicardia,
ipoglicemia e potenzialmente vari gradi di ritardo di crescita
intrauterina. I diuretici tiazidici devono essere evitati perché
riducono la volemia materna e possono compromettere l'ossigenazione e la
nutrizione fetale. Essi possono, inoltre, causare iponatremia,
ipokaliemia e trombocitopenia nel neonato.
Gli ACE-inibitori, come l'enalapril e il captopril, possono causare un'insufficienza renale fetale nel 2o e nel 3o
trimestre di gravidanza, da cui deriva la sequenza dell'oligoidramnios
(oligoidramnios, deformità craniofacciali, contratture degli arti e
sviluppo ipoplasico del polmone fetale). Usati durante il 1o trimestre, tuttavia, questi farmaci non sembrano essere teratogeni.
Farmaci impiegati comunemente in corso di travaglio e di parto:
il passaggio transplacentare degli anestetici locali (mepivacaina,
lidocaina, prilocaina) dalle varie sedi di somministrazione (pudenda,
paracervicale) può causare, nel feto, depressione del SNC e bradicardia.
La terapia ossitocica EV per aumentare o indurre il travaglio è sicura,
ma la somministrazione non controllata può causare delle contrazioni
uterine ipertoniche, che possono mettere in pericolo il feto. I
narcotici, la scopolamina, i barbiturici, la ketamina e gli analgesici
attraversano tutti la placenta. Il tiopentale, un ipnotico comunemente
usato durante il parto cesareo, si concentra nel fegato del feto,
proteggendo il SNC dalle alte concentrazioni del farmaco. Le dosi
elevate di diazepam, somministrato EV alle madri prima del parto, può
produrre nei neonati ipotonia, ipotermia, un basso punteggio di Apgar,
un'insufficiente risposta metabolica allo stress da freddo e depressione
neurologica.
Il solfato di magnesio somministrato EV, spesso usato
per bloccare un travaglio prematuro o per prevenire delle convulsioni
eclamptiche, può causare letargia, ipotonia e una depressione
respiratoria temporanea nei neonati. Tuttavia, le gravi complicanze
neonatali sono rare e i benefici di questo farmaco, quando usato con
giudizio, superano i rischi.
Altri farmaci prescritti: la talidomide,
introdotta nel 1956 come un farmaco per l'influenza e come un sedativo,
è attualmente usato per trattare la lebbra. Nel 1962, fu scoperto che
la talidomide, assunta dalle donne gravide durante l'organogenesi, era
responsabile di embriopatie, incluse la riduzione bilaterale degli arti
(p. es., l'amelia, la focomelia, l'ipoplasia) e le malformazioni GI e
cardiovascolari.
Assunta durante la gravidanza, la quantità di vitamina A
contenuta nei preparati vitaminici prenatali (5000 UI/die) non è stata
associata a rischi teratogeni, ma dosi > 10000 UI/die aumentano il
rischio.
La meclizina, un farmaco prescritto spesso
contro le cinetosi ("mal d'auto"), la nausea e il vomito, è teratogeno
nei roditori, ma questo effetto non è stato documentato nell'uomo.
Gli ipoglicemizzanti orali non sempre riescono
a controllare adeguatamente il diabete nelle donne gravide e possono
causare una grave ipoglicemia nei neonati. Poiché l'insulina non può
attraversare la placenta e permette un controllo più prevedibile del
diabete, è il farmaco di scelta per il trattamento del diabete mellito
durante la gravidanza.
L'uso per via orale e per via topica dell'acyclovir durante la gravidanza sembra essere sicuro.
Droghe di uso comune e illegali: gli effetti
del fumo di sigaretta e dell'uso dell'alcol, della cocaina e della
marijuana durante la gravidanza sono trattati nel
Cap. 250 (v. anche
Cap. 195 e
260).
L'incidenza dell'uso dell'amfetamina è elevata nelle madri di bambini
con difetti cardiaci congeniti, indicando una possibile associazione
teratogena.
Caffeina: vari studi indicano che bere più di
7-8 caffé al giorno si associa a un'aumentata incidenza di morte
intrauterina, di parti pre-termine, di neonati con basso peso alla
nascita e di aborti spontanei. Questi studi, tuttavia, non hanno tenuto
conto dell'uso del tabacco e dell'alcol. Uno studio controllato su donne
gravide che assumevano piccole quantità di caffeina (circa 1 tazza di
caffè) non ha evidenziato un effetto teratogeno. Non è chiaro, quindi,
se l'assunzione di forti dosi di caffeina si associ o meno a
un'aumentata incidenza di complicanze perinatali. Le bevande
decaffeinate presentano, teoricamente, un modesto rischio per il feto.
Aspartame: l'uso dell'aspartame, un sostituto
dietetico dello zucchero, in gravidanza è spesso messo in discussione.
Il metabolita principale dell'aspartame, la fenilalanina, si concentra
nel feto con un meccanismo di trasporto transplacentare attivo e dei
livelli tossici possono causare un ritardo mentale. Tuttavia, quando
l'assunzione è mantenuta nei limiti usuali, i livelli di fenilalanina
fetale sono di molto al di sotto dei livelli tossici. L'assunzione
moderata di aspartame durante la gravidanza sembra porre un modesto
rischio di tossicità per il feto.
Comunque, se la madre è affetta dalla fenilchetonuria (v.
Cap. 269),
l'assunzione della fenilalanina, e quindi dell'aspartame, è proibita.